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Io, la prima volta a BuckLand (e l’umano che mi faceva da ansia)

Diario di un cane sensibile (che non voleva fare brutte figure)


Premessa importante

Io sono un cane educato.

Cioè: educato dentro. Fuori magari mi si vede un po’ teso, un po’ “non toccatemi”, un po’ “se mi guardi troppo mi trasformo in statua”. Ma è solo perché ho un cuore grande e una lista di cose che mi preoccupano, tipo:

·         i rumori improvvisi

·         le persone che parlano troppo forte

·         le porte che si chiudono

·         i cani che salutano come se fosse Capodanno

·         il mio umano quando dice: “Tranquillo!” (spoiler: non è mai tranquillo)


Capitolo 1: Il viaggio (ovvero: l’umano ha iniziato prima di me)

Siamo saliti in macchina e io ho capito subito che era una giornata “importante”.

Perché il mio umano aveva quella voce da film drammatico:

“Amore… oggi andiamo in un posto bellissimo… ti diverti… mamma torna presto…”

Io, dentro: Ok. Se mi chiami “amore” tre volte in un minuto, vuol dire che stai per lasciarmi dal veterinario o in un posto dove fanno foto senza consenso.

E poi ha iniziato a spiegarmi il piano.

Il piano.

Come se io dovessi firmare un contratto.


Capitolo 2: L’arrivo (ovvero: troppi odori, poche certezze)

Arriviamo. Scendo. E BAM.

Odori.

Odore di erba vera. Odore di legno. Odore di altri cani. Odore di… serenità? Non so, non l’avevo mai annusata così da vicino.

Io faccio la mia faccia migliore: quella da “sono un cane che sta valutando”.

Il mio umano invece fa la faccia da “sto lasciando mio figlio all’università”.

E lì compaiono loro.

Nicole

Ciao tesoro… con calma. Vieni, facciamo due passi.

Lotte

Nessuna fretta. Qui si fa tutto piano.

Io: Ok. Due umane che parlano piano. Già mi piace. Di solito gli umani parlano come se dovessero chiamare un taxi in mezzo al traffico.


Capitolo 3: Il saluto (ovvero: l’umano fa la scena, io faccio il professionista)

Il mio umano si abbassa.

Mi guarda negli occhi.

Respira come se stesse per tuffarsi.

E dice:

“Amore mio… non ti preoccupare… mamma torna… sei bravissimo… mi manchi già…”

E io vorrei dirgli:

Guarda che sono ancora qui. Non sono evaporato. E soprattutto: se ti agiti tu, mi agito io. È proprio così che funziona.

Ma non posso parlare. Quindi faccio l’unica cosa sensata: annuso un filo d’erba e fingo di essere un cane molto impegnato.


Capitolo 4: La prima prova (ovvero: “non voglio socializzare, voglio capire”)

A un certo punto vedo un cane.

Un cane simpatico.

Troppo simpatico.

Mi viene incontro con la faccia da:

“CIAO! IO SONO FELICE! TU SEI FELICE? FACCIAMO AMICIZIA! SUBITO!”

Io: No.

Cioè, non “no” cattivo. “No” educato.

“No grazie, sto ancora caricando il sistema operativo.”

E Nicole lo capisce.

Nicole

Ok, facciamo micro-gruppi. Prima ti ambienti. Poi vediamo.

Io: Finalmente qualcuno che parla la mia lingua.


Capitolo 5: Il momento più difficile (ovvero: quando l’umano se ne va davvero)

E poi succede.

Il mio umano fa un passo indietro.

Io lo guardo.

Lui mi guarda.

Lui dice:

“Scrivimi appena puoi…”

Nicole: “Certo.”

Io: Scrivimi? A chi? A me? Io non ho WhatsApp. Io ho solo occhi e orecchie e un leggero senso di responsabilità.

E se ne va.

E io…

Io resto fermo.

Perché nella mia testa ci sono due voci.

·         Voce 1: Oddio.

·         Voce 2: Però qui profuma bene.


Capitolo 6: La scoperta (ovvero: non mi stanno forzando)

Passano minuti. Forse ore. Il tempo per noi cani è una cosa poetica.

Io faccio:

·         due passi

·         annuso

·         mi fermo

·         guardo

·         mi fermo ancora

E nessuno mi dice:

“DAI! GIOCA! SOCIALIZZA! SII FELICE!”

Nessuno.

Invece:

·         mi lasciano spazio

·         mi fanno compagnia senza invadere

·         mi propongono cose piccole

E io, piano piano, mi sciolgo.

Come un gelato al sole, ma dignitoso.


Capitolo 7: Il riposo (ovvero: la prova che sto bene)

A un certo punto mi sdraio.

Sì.

Mi sdraio.

E questa è una cosa enorme.

Perché un cane sensibile non dorme dove non si fida.

Io chiudo gli occhi.

Sento una musica morbida.

Sento passi lenti.

Sento che nessuno mi chiede di essere diverso.

E penso:

Ok. Forse posso farcela.

Lotte

Vedi? Quando riposa, è un segnale bellissimo.

Io: Grazie. Finalmente qualcuno che non interpreta ogni mia pausa come “depressione”.


Capitolo 8: Il colpo di scena (ovvero: l’umano è quello più ansioso)

E poi arriva il messaggio.

Non mio.

Del mio umano.

Nicole guarda il telefono e sorride.

Nicole

“Ha mangiato?”

Io: Sì. E non ho nemmeno fatto una tragedia. Diglielo.

Nicole

“Ha fatto pipì?”

Io: Sì. Anche quella. È un servizio completo.

Nicole

“Ha guardato il cancello con gli occhi tristi?”

Io: No. Ho guardato un cespuglio con gli occhi interessati.


Capitolo 9: Come capisci se è il posto giusto (detto da un cane)

Se vuoi saperlo davvero, te lo dico io.

Il posto giusto è quello dove:

·         non ti buttano nel caos “così ti abitui”

·         ti leggono (anche quando sei silenzioso)

·         rispettano i tuoi tempi

·         ti fanno fare pause vere

·         e ti trattano come un essere con emozioni, non come un bagaglio

E se il tuo umano è alla prima esperienza e ha mille paranoie…

Va bene.

Qui lo capiscono.


Epilogo

Quando il mio umano torna, io sono felice.

Ma non perché “mi hanno salvato”.

Perché ho fatto una cosa difficile e l’ho fatta bene.

E adesso so che posso.



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Se il tuo cane è sensibile/ansioso (o se lo sei tu), possiamo costruire un percorso graduale con Ingresso Sereno.


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Team BuckLand

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